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Art has no bars

In collaborazione con il Garante per il detenuto – Lazio

L’arte non ha sbarre – art has no bar – è un progetto che nasce con l’obiettivo di portare l’arte e la cultura nelle carceri, per sottolineare fortemente che le sbarre non potranno mai fermare la forza dell’ingegno che nasce dalla creazione artistica insita in ogni essere umano.

Il progetto non si configura solo in termini emergenziali e contingenti, ma vuole caratterizzarsi come un modello di intervento basato su un dialogo interculturale.

La nozione che la dimensione culturale e quella sociale siano legate a doppio filo e possano esercitare un impatto positivo sulla vita degli individui e delle comunità, è tutt’altro che inedita. È ormai ampiamente riconosciuto che l’esclusione culturale può alimentare le altre dimensioni dell’esclusione (razzismo, xenofobia, antisemitismo, violenza contro le donne e tutte le forme di intolleranza basate su presupposti razziali, linguistici, religiosi, sessuali, nazionali o etnici).

L’arte non ha sbarre fa parte della programmazione della BiennaleMArteLive, un progetto più ampio e articolato che coinvolge diverse discipline artistiche a favore del rispetto dei diritti umani.

Io di Rezza/Mastrella allo Spazio Rossellini

05 dicembre 2019 – h.21 – Carcere di Rebibbia – Roma

Il radiologo esaurito fa le lastre sui cappotti dei pazienti mentre un essere impersonale oltraggia i luoghi della provenienza ansimando su un campo fatto a calcio. 

Io cresce inumando e disumano, inventando lavatrici e strumenti di quieto vivere. Il radiologo spossato avvolge un neonato con l’affetto della madre, un individualista piega lenzora a tutto spiano fino ad unirsi ad esse per lasciare tracce di seme sul tessuto del lavoro. Tre persone vegliano il sonno a chi lo sta facendo mentre il piegatore di lenzora, appesantito dal suo stesso seme, scivola sotto l’acqua che si fa doccia e dolce zampillare. Io mangia la vita bevendo acqua rotta che è portavoce dell’amaro nascere, il piegatore di lenzora parte per la galassia rompendo l’idillio con il tessuto amato. Si gioca all’oca, parte il dado di sottecchio, Io si affida alla bellezza del profilo per passare sotto infissi angusti. Ogni tanto un torneo, un uomo che cimenta in imprese impossibili ma rese rare dalla sua enfasi, un ufo giallo scrutante esseri e parole, un visionario vede vulva nelle orecchie altrui. E Io, affacciato sul mondo terzo dove scopre che, tra piaghe e miseria, serpeggia l’appetito non supportato dalla tavola imbandita. 

Infine la catastrofe: Io si ridimensiona… 

Como poco innanto tra clamori e vanto così l’idea dell’inventura porta la mente a vita duratura.

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